Il turismo internazionale continua a sostenere la nostra economia turistica. Secondo i dati aggiornati all’11 settembre 2026 dalla Banca d’Italia, nel mese di giugno il saldo della bilancia dei pagamenti turistica si è attestato a 3,8 miliardi di euro, in lieve aumento rispetto allo stesso mese del 2025.
La spesa dei viaggiatori stranieri in Italia ha raggiunto 6,8 miliardi di euro, con una crescita del 4,8% su giugno 2025, mentre quella degli italiani all’estero si è attestata a 3 miliardi, in aumento del 2,6%. Anche nel complesso del secondo trimestre 2026 entrambi i flussi sono cresciuti, ma con una dinamica più favorevole per le entrate turistiche: +3,9% contro +1,1% delle uscite.
A sostenere l’aumento della spesa degli stranieri sono stati soprattutto la crescita del numero dei viaggiatori e dei pernottamenti, nonostante un lieve calo della spesa pro capite. La dinamica positiva ha interessato sia i mercati extra-UE, in crescita del 4,6%, sia quelli UE, aumentati del 3,3%. Sul fronte opposto, la spesa degli italiani all’estero è cresciuta verso le destinazioni UE (+2,8%), mentre è diminuita verso quelle extra-UE (-0,7%).
Il quadro restituito da Banca d’Italia conferma quindi una domanda internazionale ancora dinamica e una capacità del sistema turistico italiano di attrarre flussi e pernottamenti dall’estero.
Nell’Open Air oltre la metà degli arrivi arriva dall’estero
È in questo contesto che assume particolare rilievo il peso della domanda straniera nel comparto Open Air.
Nel 2025, secondo elaborazioni FAITA su dati Istat, circa il 52% degli arrivi nelle strutture turistico-ricettive all’aria aperta era originato dall’estero, con una netta prevalenza dei mercati mitteleuropei, Germania e Austria in testa.
In termini assoluti, poco meno di 6 milioni di ospiti delle imprese turistiche all’aria aperta sono stranieri e realizzano circa il 54% delle presenze, vale a dire poco meno di 40 milioni di notti su un totale di 74 milioni.
La permanenza media si attesta a 6,6 notti per ospite, mentre il contributo al fatturato delle imprese è nell’ordine dei 3 miliardi di euro, corrispondenti a una spesa media giornaliera pro capite di circa 75 euro.
Germania e Austria restano mercati strategici
La composizione della domanda conferma il ruolo centrale dei mercati mitteleuropei per camping e villaggi turistici italiani.
Germania e Austria continuano infatti a rappresentare bacini di riferimento per molte destinazioni Open Air, in particolare nel Nord e nelle aree lacuali e costiere maggiormente internazionalizzate.
La solidità di questi mercati assume un peso ancora maggiore alla luce della crescita complessiva dei flussi internazionali rilevata da Banca d’Italia, che nel secondo trimestre 2026 ha interessato sia i Paesi dell’Unione Europea sia quelli extra-UE.
Una domanda attenta al territorio e meno concentrata sull’alta stagione
Sotto il profilo delle motivazioni, gli ospiti stranieri del comparto Open Air si caratterizzano per una particolare attenzione al territorio e per la ricerca di vacanze confortevoli, ma a diretto contatto con la natura.
Si tratta inoltre di una domanda meno legata al picco dell’alta stagione di luglio e agosto e sempre più rilevante nei mesi di giugno e settembre.
Una caratteristica che può contribuire concretamente al processo di destagionalizzazione, distribuendo le presenze su un periodo più ampio e sostenendo l’operatività delle strutture anche al di fuori delle settimane tradizionalmente più richieste.
La domanda internazionale come leva di competitività
Il confronto tra i dati generali del turismo italiano e quelli specifici dell’Open Air evidenzia quindi un elemento strutturale: la componente internazionale rappresenta una delle principali leve di competitività del comparto.
La capacità di intercettare mercati esteri, valorizzare il rapporto con il territorio e costruire un’offerta coerente con una domanda sempre più orientata a natura, qualità dell’esperienza e flessibilità dei periodi di soggiorno diventa così un fattore centrale nelle strategie delle imprese.
Per il turismo all’aria aperta, rafforzare il posizionamento sui mercati internazionali significa non soltanto aumentare arrivi e presenze, ma anche sostenere la destagionalizzazione, ampliare la capacità di spesa e consolidare il ruolo del comparto nell’economia turistica nazionale.
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